Le ragioni di una scelta

In un momento storico in cui si acuisce, in forme talvolta parossistiche, l’endemico conflitto tra Magistratura e potere politico, la difesa dell’autonomia e dell’indipendenza dell’ordine giudiziario e del suo prestigio non può che essere obiettivo condiviso non solo da tutti i Magistrati, ma da ogni cittadino amante del bene comune, senza retorica un sacro dovere della Costituzione patria.
Epperò quale strategia, quale tattica, quali mezzi per rendere il più possibile efficace tale difesa?
Credo che il miglior criterio selettivo ed il più lungimirante angolo visuale stia nel “mettersi dalla parte dei cittadini” utenti attuali o potenziali della giustizia.
In tale ottica, essendo vitale il rapporto di fiducia dei cittadini nella giustizia e nei suoi rappresentanti, credo che debbano escludersi tutte quelle azioni o omissioni che, invece di consolidare ed accrescere tale rapporto, rischiano di incrinarlo e di deteriorarlo ulteriormente.
A tal fine è necessario, specie nel momento attuale, che la Magistratura nel suo insieme e ciascun Magistrato, nell’esercizio delle giurisdizione e nella vita pubblica, siano e appaiano sereni ed imparziali servitori della legge, tutori della libertà dei cittadini dal delitto e dal sopruso, da qualunque soggetto provengano.
E’ altresì necessario che l’attività giudiziaria nelle sue varie articolazioni sia adeguata, capace cioè di risposte efficaci e tempestive alla domanda di giustizia ed ai bisogni di tutela dei cittadini,soprattutto i più deboli e i meno difesi.
Una Magistratura che appaia faziosa (coinvolta cioè in uno scontro politico che è cosa ben diversa dalla doverosa difesa delle prerogative costituzionali o dalle ferme e composte repliche alle offese), una Magistratura che sia professionalmente inadeguata alla complessità del sistema giuridico italiano ed europeo ed alle nuove sfide sociali, una Magistratura che si presenti divisa, è una magistratura debole, incapace di reggere l’urto delle forse avverse che la vogliono ridimensionare e delegittimare.
Sotto tali profili desta varie perplessità l’iniziativa dello sciopero, pur nelle migliori intenzioni e nelle comprensibili manifestazioni di disagio e di protesta di fronte a comportamenti e provvedimenti taluni davvero inaccettabili e destabilizzanti.
Invero ,al di là degli autorevoli e ripetuti moniti del Capo dello Stato che è pure Presidente del C.S.M., presidio della nostra indipendenza, risuonano gli insegnamenti dei Padri costituenti, come Costantino Mortati, secondo i quali lo sciopero dei giudici rischia di “autodegradare” l’Ordine giudiziario nella sua veste costituzionale di potere sovrano dello Stato e,con il massimo rispetto dei lavoratori subordinati, si può ricordare che “le droit de gréve n’appartien qu’aux salariès”.
Ma soprattutto l’annunciato sciopero si espone, anche per mancanza di adeguati strumenti comunicativi e linguaggi mass-mediatici, all’incomprensione dei cittadini, sempre più proclivi ad attribuire alla magistratura le colpe del cattivo funzionamento della macchina giudiziaria, sciopero che, pure nella auspicabile rigorosa osservanza del codice di autoregolamentazione e nonostante i tentativi di spiegarne le ragioni, inevitabilmente produrrà malumori e proteste in tanti cittadini che si vedranno rinviate cause magari non rilevanti nell’economia complessiva del sistema, ma decisive nel vissuto esistenziale delle singole persone,aumentando la sfiducia nell’efficienza del servizio-giustizia.
Si aggiungano i rischi di fallimento per motivi tecnici (o apparenti tali): si pensi ai magistrati che non tenendo udienza non rilasceranno l’apposita dichiarazione di adesione allo sciopero (per convinzione o per dimenticanza di comodo?). E’ sicuro comunque, al di là di ogni convinzione personale,che uno sciopero con partecipazione inadeguata costituirà uno smacco alla Magistratura associata che dobbiamo scongiurare e la indebolirà ulteriormente nel confronto politico-istituzionale sulle riforme.
E sorgono altre domande: è giusto e responsabile per chi dissente da tale strumento di protesta adeguarvisi per spirito di corpo,per amore di categoria? e, poi, dopo lo sciopero, ancorchè coronato da successo numerico, che fare? ripeterlo a cicli, non essendo certo ipotizzabili scioperi “ad oltranza”?
In tale pasticcio, come è stato definito, in cui rischiano di saltare i tavoli del dialogo e della contrattazione, è triste dover constatare che, nel momento in cui massima avrebbe dovuto essere l’esigenza dell’unità, si produce una grave spaccatura nei vertici associativi, in cui è difficile comprendere come si divida il torto e la ragione, se in coloro che non hanno creduto nella trattative o hanno perseguito la logica dello scontro fino alle estreme conseguenze o in coloro che, per recuperare un’identità smarrita o emarginata,hanno scelto la pericolosa via della dissociazione.
Si impone allora la considerazione che, sebbene nel passato abbia svolto un importante ruolo, costituendo ricchezza di pluralismo culturale e presidio di democrazia e che tale ruolo potrà continuare a svolgere nel futuro se rinnovato negli uomini,nelle idee,nei metodi e nelle strutture,oggi il sistema delle correnti, come i fatti recenti dimostrano oltre ogni dubbio, si rivela grandemente inadeguato, sia di fronte alle attese dell’opinione pubblica che vuole una magistratura autorevole, unita e imparziale, sia di fronte al bisogno diffuso tra i colleghi di una nuova rappresentanza associativa e consiliare che sia centro di alta elaborazione culturale e strategica (e non si riduca come talvolta accade in contenitore di clientelismi e giochi elettorali), per raccogliere, comprendere e vincere le sfide del presente, a tutela della vera autonomia e indipendenza della Magistratura.
In tale stato di grave crisi matura la scelta della mia candidatura, cui tanti colleghi di varie generazioni mi hanno incoraggiato e che vuole dare voce ad un insieme di Magistrati che non si identificano oggi negli aspetti degeneri del correntismo ed esprimono un’ ansia di autentico rinnovamento dell’associazionismo giudiziario.
Sull’esempio e l’insegnamento di uomini come Paolo Borsellino, aderisco a Magistratura Indipendente dall’inizio degli anni ‘90, come gruppo deontologico e non ideologico in cui potessero convivere diverse opzioni politico-culturali: la mia è quella del cattolicesimo democratico aperto e sociale, opzioni che devono rimanere per quanto possibile fuori della camera di consiglio,in cui devono regnare soltanto la Legge, la Costituzione e la coscienza giuridica e morale.
Nella piena fedeltà a tale patrimonio ideale e istituzionale in cui ho sempre creduto e interpretando lo spirito della nuova legge sul C.S.M., che intende promuovere nuove personalità libere, indipendenti e autonome (sia all’esterno che all’interno dell’Ordine giudiziario), ho ritenuto di proporre la mia candidatura indipendente.
Credo che in tale momento la magistratura nelle sue varie sedi rappresentative abbia bisogno vitale di tali personalità, le quali, non derivando la loro legittimazione dal sistema correntizio, possano intervenire con la massima efficacia a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura, senza tema di essere strumentalizzate o fraintese, agli occhi dell’opinione pubblica o da parte del potere politico.
In tale quadro pavento il rischio che nel futuro della Magistratura sempre più prenda corpo un bipolarismo organico, che riduca tutto al pensiero duale, allo schema amico/nemico e che nella vita del C.S.M. produrrebbe stabili maggioranze egemoni, con le conseguenze immaginabili, ad esempio, in tema di conferimento di incarichi direttivi, a fronte della auspicata proposta della temporaneità degli stessi.
Sono le persone autonome,libere indipendenti “non schierate a priori” un potente antidoto a tale grave rischio,una garanzia di pluralismo e di trasparenti scelte consiliari secondo criteri di professionalità ,laboriosità,indipendenza etc., portatori di concordia e di equilibri istituzionali, autentici presidi di autonomia e di indipendenza dell’Ordine giudiziario.
Ma riprendendo il discorso iniziale di una più ampia impostazione strategica ,che vada al di là dello strumento dello sciopero, credo che si debbano immaginare altre forme più efficaci di azione a tutela della nostra autonomia e indipendenza.
Credo intanto che ci si debba rivolgere all’opinione pubblica con appropriati messaggi simbolici e culturali, che sfatino i pregiudizi e i luoghi comuni, mostrando che la stragrande maggioranza della Magistratura ordinaria non è politicizzata, non è lavativa e fruisce di trattamenti retributivi senz’altro inferiori ad altre Magistrature ed altre figure del pubblico impiego.
In tale ottica, senza cadere nell’effimero simbolico, è stata avanzata la proposta “gandhiana” denominata “la notte delle luci accese”, in cui lavorare nei palazzi di giustizia fino a tarda ora, come molti di noi fanno ogni giorno a casa propria, per dimostrare e spiegare ai cittadini che la giustizia italiana non funziona non per lo scarso impegno dei giudici,ma per ben altre ragioni.
Occorre,cioè, in forme comunicative non conflittuali, “ristabilire la verità”, individuando, con pesi e misure, le cause colpevoli della mala giustizia, così come le disfunzioni organizzative dovute alla vischiosità dei sistemi, sanzionando le prime e trovando i giusti rimedi per le seconde, nonché nelle realtà giudiziarie che funzionano, magari poco pubblicizzate, mettere in risalto sacrifici e meriti per ricompensarli e premiarli.
Occorre,altresì, un forte recupero della deontologia giudiziaria, che nel profondo rispetto delle parti,dei testi,degli imputati,dei loro drammi esistenziali e delle loro esigenze quotidiane (si pensi alla puntualità nelle udienze ed alla loro conduzione tenendo nel giusto conto le agende forensi, alla comprensione dei disagi del teste o allo sguardo con cui si pronuncia una condanna) è condizione essenziale per ricostruire la credibilità e l’efficienza del sistema ed il rapporto di fiducia con i cittadini.
E’ proprio su tale terreno della credibilità, dell’ efficienza e della fiducia che sono possibili leali confronti, percorsi comuni e intese stabili con le parti più sensibili della Avvocatura civile e penale, con il Personale ausiliario della Giustizia, con la Magistratura onoraria nelle sue varie componenti, con l’Accademia nelle sue varie articolazioni ideologico-culturali, con le espressioni più vive dell’associazionismo, con il mondo delle professioni e dei servizi che cooperano in vari settori con la Magistratura,nonché con tutti gli uomini di buona volontà della società civile e politica autenticamente interessati alle sorti della Giustizia in Italia.
Occorre costruire un fronte comune di molteplici forze che fuori delle logiche bipolari della politica italiana svolga una azione stabile e continuativa a tutela della qualità della Giustizia e dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura che ne è condizione imprescindibile.
Se la Giustizia non diverrà una grande questione nazionale, che unisca e non divida il Paese, continueremo ad assistere alle invettive e alle risse cui siamo abituati in questi ultimi anni, di fronte alle quali dobbiamo avere il coraggio civile di percorrere nuovi sentieri, ancorchè impervi e in salita, di immaginare nuovi mondi con la forza concreta dell’utopia dei sogni che si realizzano.



Ruolo e prospettive del futuro C.S.M.

Sono fermamente convinto che il C.S.M. debba conservare l’elevato profilo di organo di rilievo costituzionale, alto presidio dell’autonomia e dell’indipendenza esterna e interna della Magistratura, respingendo le teorie e i tentativi di ridurlo ad organo di alta amministrazione,addetto alle attività provvedimentali,senza rilevanza costituzionale esterna.
Credo,in tal senso, che il C.S.M. debba conservare un “potere di esternazione”, purchè senza sconfinamenti in prerogative di altri organi costituzionali e con la sobrietà e la compostezza di un organo di tale rango.
Credo,ancora, nella necessità di mantenere fortemente il potere consultivo del C.S.M. nelle materie ex art. 10 L.195/58, purchè correttamente esercitato nel merito della difesa dell'autonomia e indipendenza della Magistratura e del buon funzionamento della Giustizia e mai come sponda favorevole o contraria di progetti politici.
Credo, tuttavia, che se tale ruolo costituzionale il futuro C.S.M: vorrà e potrà conservare a difesa di tale autonomia e indipendenza nei confronti degli altri poteri dello Stato ,dovrà rilegittimarsi proprio nel terreno della buona amministrazione e di un forte recupero della legalità consiliare, osservando la gerarchia delle fonti : leggi, regolamenti e circolari, principi e regole del diritto amministrativo, anzitutto il principio di uguaglianza formale e sostanziale.
In attesa di una legge organica di riforma dell’ordinamento giudiziario ex art 102 Cost., è auspicabile una maggiore self-restraint nell’attività paranormativa del C.S.M., che con produzione ipertrofica spesso complica la vita giudiziaria degli uffici, talvolta sovrapponendosi alle fonti legislative,ancorchè di antico conio.
In particolare tali esigenze di buona amministrazione e di partità di trattamento è fortemente sentita nelle delicate materie dei trasferimenti (ordinari e, soprattutto, straordinari), delle sedi disagiate e degli incentivi, che incidono notevolmente nella vita personale,familiare e professionale di tanti colleghi,specialmente giovani.
E’ triste constatare che molti Magistrati, delusi nei loro legittimi interessi e aspettative dal proprio organo di autogoverno, siano costretti a ricorrere alla Giustizia amministrativa, con evidente caduta di prestigio del C.S.M. e spesso senza concreta soddisfazione di tali interessi, nonostante sospensive e annullamenti, che non trovano a valle adeguati strumenti di ottemperanza.
Nella materia disciplinare occorre evitare ogni commistione tra il momento giurisdizionale e gli altri affari consiliari, occorre adeguare il procedimento disciplinare ai principi del giusto processo e, anche nella prospettiva della tipizzazione dell’illecito disciplinare, salvaguardare l’autonomia interpretativa del giudice non censurabile in sede disciplinare se non nei casi di abuso del diritto.
Nella materia paradisciplinare si deve affermare la necessità della tempestività e incisività dell’intervento consiliare nei casi,veri o supposti, di incompatibilià ambientale e/o funzionale, talvolta indotti o aggravati dalla stessa procedura consiliare o, in altri casi, tenute artificialmente in vita per improprie finalità eteronome.
Nel campo organizativo e funzionale, specie dopo la riduzione del numero dei componenti del C.S.M., si impone la necessità di un potenziamento mirato del personale ausiliario, della costituzione dell’ufficio del Consigliere che lo supporti nelle varie attività consiliari, nonché la necessità di un più ampio decentramento di compiti e funzioni verso i Consigli giudiziari ed una loro più articolata composizione, purchè sia salvaguardata l’autonomia e l’indipendenza dello status del magistrato nelle valutazioni di professionalità.
Nel campo del reclutamento devesi deprecare il sistema dei quiz che impegna il giovane laureato in attività mnemoniche e non in autentica formazione giuridica preconcorsuale.
Nel campo della formazione professionale postconcorsuale, si deve incoraggiare e migliorare l’attività formativa svolta in modo meritorio dal C.S.M. e dal Comitato Scientifico in questi anni, al livello delle migliori esperienze europee, invocando,altresì, con forza l’istituzione di una Scuola della Magistratura che sia espressione di un autogoverno comunitario dell’Ordine giudiziario, in cui siano rappresentate, in proporzioni adeguate, tutte le espressioni di tale autogoverno (il C.S.M., i Consigli giudiziari,i Dirigenti d’ufficio,i formatori locali,la Cassazione ed i giudici di merito,le esperienze di autoformazione metodologicamente guidate, i gruppi spontanei di autoformazione intorno a interessi o materie comuni etc), nonché altre fondamentali istituzioni come il Ministero della Giustizia, l’Accademia,l’Avvocatura dello Stato e del libero Foro, le altre Magistrature.,con cui da anni sono in corso fecondi scambi di esperienze formative.
Occorre,altresì, che il C.S.M. continui a valorizzare il prezioso patrimonio di conoscenze ed esperienze delle Magistrature specializzate (giudici fallimentari, giudici minorili, magistrati di sorveglianza ), in cui maggiore è il livello di integrazione con altre istituzioni ed altre professionalità e più intensa è la necessità di un confronto permamente come nelle felici esperienze delle Commissioni miste e dei laboratori di autoformazione sperimentati nella passata consiliatura.
Devesi ancora affermare la necessità che il C.S.M.,nell’ambito delle proprie competenze, realizzi un costante monitoraggio e garantisca un concreto sostegno ai colleghi realmente esposti nelle zone, in cui la protervia delle organizzazioni criminali minaccia la loro vita e serenità professionale e in cui maggiore è il rischio alla loro autonomia e indipendenza.
Infine occorre pensare il C.S.M., non come un organo lontano e talvolta ostile, sibbene come una struttura al servizio dei Magistrati ,vicina ai loro bisogni e interessi, migliorando e diffondendo i servizi informatici e telematici, creando sportelli di comunicazione interattiva con l’utenza, realizzando, cioè, tutti quei servizi che accrescono l’efficienza e la fiducia dei Magistrati nel loro organo di autogoverno.
Con tali idee e propositi ,se i colleghi vorranno eleggermi al C.S.M., potrò offrire un contributo di trasparenza e di dedizione alla crescita professionale,culturale e istituzionale della Magistratura e del suo organismo di autogoverno ,al servizio della Giustizia e nell’interesse dei cittadini.

Domenica 16 Giugno 2002 Nicola Mazzamuto



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